Camino acceso, sul cammino
A camminare lungo il Po in questa stagione di brine e di nebbie si patisce un gran freddo, mani intirizzite e naso che cola. Certo si va veloce, e viene anche fame, e un desiderio insopprimibile di un luogo accogliente e caldo. Come oasi nel deserto - nell’unica via di Guzzafame, appena sotto l’argine maestro del Po - così mi apparve un’insegna di latta accanto alla porta della vecchia scuola. Tabella di una nota ditta di gelati industriali, unico segno che all’interno della scuola – tapparelle abbassate – c’è il bar del paese, almeno a stare alle notizie raccolte da un contadino poco prima. La porta dà su un corridoio al termine del quale una porta a vetri fa presumere un po’ di vita: luce accesa.
Il circolo ANSPI di Guzzafame (sarà stato per il freddo) è uno di quei posti sulla via Francigena il cui ricordo rimane indelebile. Non per il cibo, perché a quell’ora, le 11 del mattino, biove e rosette non erano ancora arrivate, e il cappuccino si poté accompagnare solo con una brioscia industriale. Fu per il camino acceso, sicuramente, ma ancor di più per la scoperta di quel luogo fuori dal tempo, bancone anni ’60, forse anche briosce degli anni ’60, ampia vetrata con vista sui campi nebbiosi, vecchie foto, una copia del Cittadino di Lodi aperta sul tavolo di vera fòrmica. E poi le donne intorno al fuoco.
Non fui, fortunatamente, coinvolta nella conversazione, perché immediatamente identificata come “pellegrina” e in odore di quasi santità: ma chi glielo fa fare a camminare con questo freddo? Conversazione profanissima, in dialetto stretto lodigiano, che verte sul tema della mutanda - in lombardo “müdandi” - su come deve essere per la taglia forte, e le signore la sono. Chi propende per il tanga, poiché le forme posteriori risultano incontenibili da qualsiasi altro modello, chi la butta sul soldo, sostenendo di spendere in un anno, per la biancheria intima, quanto tal Gina (assente) spende per un paio di sfiziose culottes.
Chi cammina sulla via Francigena tra Orio Litta e Piacenza in questa stagione, faccia un salto a Guzzafame, basta scendere dall’argine maestro, e vada a dare un’occhiata al circolo, per vedere se il camino è acceso e sentire quali interessanti storie si raccontano. Mi faccia poi sapere su questo blog.
Nell’immagine: canna palustre (Fragmites australis), che in inverno, lungo argini, lanche e risaie, mantiene a lungo i bei pennacchi mossi dal vento.
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